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Benessere psicologico

Ansia da Covid 19: come imparare a gestirla

Ansia da contagio, paura di contrarre il virus, tachicardia, insonnia, pensieri che ci ossessionano, tensione. Tutti vorremmo la ricetta magica per agire nell’immediato su tutto ciò che l’ansia ci provoca. Qualsiasi cosa di veloce pur di far andare via quella stretta al petto, quella sensazione di non farcela, quella percezione di confusione mentale, quel terrore che ci attanaglia e che ci immobilizza. Il tema dell’ansia è trattato da numerosi esperti che se ne occupano nella propria prassi terapeutica, in modo particolare, in questi tempi, sentiamo, leggiamo, vediamo, suggerimenti e indicazioni di vario tipo, secondo i più molteplici approcci in merito. Ognuno ha la propria teoria: spostare l’attenzione, non pensarci, fare altro, oppure accogliere l’ansia, immergersi in essa, accettarla, sentirla. Quale la strada giusta allora? Cosa seguire? E soprattutto: sì, ma come faccio a fare quello che mi dite se riesco a mala pena a respirare?

Cosa provoca l’ansia.

Qualcosa di importante da comprendere e di cui renderci consapevoli è che l’ansia anticipa un evento che non è ancora accaduto e che nessuno è in grado di attestare se e quando davvero accadrà mai: questo ci immerge totalmente in un idealizzato evento catastrofico, tanto che i nostri pensieri fanno si che il nostro corpo attivi un’allerta e tutta una serie di reazioni che effettivamente ci fanno percepire un malessere diffuso che altrimenti non avvertiremmo. Proprio come se stessimo vivendo quell’evento. E anche peggio, perché quello che noi immaginiamo di catastrofico, siamo in grado di immaginarlo proprio con i fiocchi! Vero? E quale infinita concatenazione di pensieri nefasti ci suggerisce la nostra voce interiore? Sì, proprio quella vocina che sembra torturarci perennemente?
Tutta questa serie di pensieri, immagini, reazioni corporee, attiva un’attenzione al sintomo che ancor più genera ansia. Il classico circolo vizioso. E direi che fino a qui, sappiamo tutto.

Abbiamo sentito, più e più volte, in questo periodo in particolare, ripeterci: se ci abbandoniamo all’ansia anche il sistema immunitario ne risente. Certo! E quindi? Io ansioso che non sono in grado di controllare l’ansia allora peggioro il mio sistema immunitario? Quindi i più avvezzi a questi meccanismi mi capiranno benissimo, avremo di certo pensato: ecco, adesso ci manca solo che sono io che mi abbasso le difese immunitarie! Non è forse, così?

Ci mancava anche il senso di colpa o la frustrazione per non essere in grado di fare diversamente a condire il tutto, insomma!!! E invece no! Qui vogliamo una soluzione concreta!!!!! Vorremmo una ricettina ad hoc che, laddove l’ansia può essere arginata con un comportamento consapevole, ci faccia stare meglio.

Spostare l’attenzione nell’immediato, come in tanti suggeriscono, potrebbe essere una buona idea per chi è maggiormente in grado di mettersi in-azione: dunque fare pulizie, sistemare gli armadi, preparare un dolce, dipingere, impastare. Attività sdoganatissime in questa quarantena, per i più fortunati, che possono utilizzare metodi di questo genere.
Ma per qualcuno l’ansia è così intollerabile da paralizzare e togliere ogni motivazione. Oppure semplicemente, non tutti hanno la concreta possibilità di concedersi determinate attività che a molti sembrano scontate. Ricordiamoci che non tutti stanno vivendo lo stesso genere di quarantena. In ogni caso ricordiamoci che negare uno stato interno, fortifica lo stato stesso. E’ un po’ come quando non diamo retta ai nostri bambini: prima o poi trovano strategie più incisive per farsi sentire, vero?

Allenare la consapevolezza. Linee guida.

Allora, se spostare l’attenzione nell’immediato non è la soluzione più semplice o più efficace, cosa facciamo? E’ il caso di diventare consapevoli. Cosa vuol dire? Vuol dire questo: “Ho l’ansia, ho paura: va bene così”.
Va bene? No, non va bene affatto, direte voi!!! Eppure sì.
Mi spiego meglio. In quel momento preciso, tutto quello che riusciamo a fare è essere ansiosi e impauriti e quindi, assolutamente sì: va bene così. Dobbiamo proprio dircelo. Un grande respiro e rivolgendosi a noi stessi, ci diciamo: “va bene così”. Nessuna pretesa di cambiare. Le soluzioni più semplici e veloci sono spesso quelle maggiormente efficaci, solo che dobbiamo abituarci a trovarle. Se ci attiviamo partendo da questo semplice passaggio, iniziamo un processo che ci porterà alla consapevolezza del nostro stato interno e della nostra capacità di trasformare, ciò che abbiamo prima accolto, in uno stato maggiormente rilassato e produttivo.

Vogliamo sempre cambiare tutto, se siamo tristi vogliamo essere felici, se siamo stanchi vogliamo immediata energia, se siamo ansiosi vogliamo calma. Eppure quelle sensazioni hanno qualcosa da dirci e forse è diventato utile, adesso che il tempo sta assumendo una diversa connotazione, utilizzarlo per ascoltare, per ascoltarci, per renderci consapevoli di noi stessi. Presenti a noi stessi. Un tempo per la cura del nostro interno.

Respirare è un passo importante.

Dove la sento l’ansia? Potremmo prenderci cinque minuti per metterci comodi in un luogo della casa che solitamente ci fa sentire meglio. C’è sempre un angolo in cui ci sentiamo “più comodi”.
La richiesta è davvero limitata: stare in quel posto e ascoltare il nostro respiro.
Aiuta il processo chiudere gli occhi e seguire il respiro che entra ed esce dal nostro corpo. Inspirando ed espirando, seguendo l’addome che si gonfia e l’aria che esce, in modo sempre più attento, e mentre si fa questo, iniziare a percepire dove si trova specificatamente l’ansia: per qualcuno sarà il petto, per qualcuno la gola, per altri saranno le spalle. Ognuno è a sè.

E com’è quest’ansia? Che forma ha? Di che colore è? E’ sufficiente porci queste domande e le risposte ci arriveranno, probabilmente attraverso delle immagini. Osserviamole. A questo punto stiamo prendendo contatto con il presente, con noi stessi, con il nostro corpo e con il nostro stato interno: stiamo scoprendo cos’è la consapevolezza di noi stessi.

Step by step: sorprenderci.

La cosa curiosa è che se scrutiamo bene, con lo stesso metodo dell’osservazione delle parti del corpo, troveremo zone in cui l’ansia non c’è: un piede, una mano. Adesso è sufficiente leggere quello che state leggendo, poi spinti dalla curiosità vi metterete a ripercorrere, passo dopo passo, i suggerimenti, e noterete facendolo, che ci sono davvero parti del vostro corpo che sono in piena armonia e riposo. Mentre respirate e osservate, sarà utile quindi passare in rassegna le parti del corpo e domandandovi cosa emanano.

E sarà sorprendente comprendere come dentro di noi ci sono parti ansiose ma anche parti rilassate, parti in riposo, parti che vogliono mettersi in azione. E sarà importante arrivare alla consapevolezza che se siamo contemporaneamente tutte queste cose, allora possiamo attingere da queste parti, strumenti per poter affrontare il momento in corso.

Mentre ci si rende consapevoli del nostro respiro, e successivamente si individua la parte del corpo in cui l’ansia si ferma, quando poi si trasforma l’ansia in qualcosa di materiale e si sperimenta che può essere da noi trasformato, cominciamo a percepire nel nostro corpo altre energie.

Spostare l’attenzione su quelle energie ci rende presenti a noi stessi e l’ansia si placa perchè accolta. Quando siamo consapevoli, da un futuro immaginato, ci collochiamo nel presente, nel qui e ora. E nel qui e ora abbiamo gli strumenti per affrontare ciò che ci accade.

Dall’accoglimento dell’ansia verso il metterci in-azione.

Allora sì che quando abbiamo portato noi stessi alla consapevolezza e alla presenza e scoperto di avere delle parti del nostro corpo in riposo, parti centrate ed equilibrate, che possiamo sentire quella motivazione a metterci in-azione, quel famoso “sposta l’attenzione, fai qualcosa”, adesso diventa naturalmente possibile. Sentiamo ora, dentro di noi, la pace e la spinta necessaria che prima non avevamo.

E da qui in poi per ognuno di noi sarà qualcosa di diverso ad impegnarci: l’attività giusta la scopriremo da soli e sicuramente la nostra parte creativa ci suggerirà qualcosa di nuovo da sperimentare, a seconda delle possibilità che abbiamo.

Metterci in azione abbassa l’ansia ma prima l’ansia va accolta e accettata, negandola e scappando, non facciamo altro che fortificarla. Tornerà sotto altre forme. Se invece noi la accogliamo con semplici passaggi allora le daremo il giusto spazio per evolvere ed essere trasformata da noi stessi. Giocare ad allenarsi in questo processo abbasserà l’ansia. Diventerà questa una strategia utile tanto più diventerà un allenamento giocoso.

Tutto quello che non sappiamo all’inizio può aver bisogno di revisioni. Difficilmente la prima volta che ci hanno messo in mano una matita abbiamo subito scritto un componimento di mille parole, giusto? Ecco perchè allenarsi e affinchè questo diventi piacevole esercizio occorre farlo diventare una sorta di gioco. E giocando do spazio a nuove soluzioni che mi aiuteranno a trasformare l’ansia in azioni consapevoli e produttive. O Semplicemente che mi daranno la possibilità di rilassarmi guardando una serie tv!