Categorie
Genitori e Figli

La frustrazione nei bambini: come insegnare a tollerarla

Dott.ssa Silvia Gatti
Pedagogista

Chi non si è mai trovato davanti alla frustrazione totalizzante dei propri bimbi alzi la mano. Direi che tutto tace. Si o no?
Vuol dire che prima o dopo tutti noi abbiamo avuto a che fare con pianti, urla, oggetti lanciati, occhioni disperati e forse anche qualche calcio incassato.
Cominciamo a dire che la capacità di gestire e affrontare la frustrazione si impara da bambini, e si allena per tutta la vita.
La frustrazione arriva quando non possiamo soddisfare nell’immediato un desiderio, un obiettivo, una speranza.
E’ importante imparare ad affrontarla per evitare che si trasformi in un sentimento di sconfitta e demotivazione.
Non è facile vedere i nostri bambini tristi e agitati, che piangono perché non riescono a fare qualcosa, o perché non possono avere ciò che chiedono. Per un genitore questa è una sofferenza che scatena l’ansia di non riuscire a controllare la situazione e la conseguente idea di non essere un buon genitore.
L’adulto vive, contemporaneamente al bambino, la sensazione frustrante. Ebbene sì. Prima di ogni cosa dobbiamo osservare cosa succede al nostro interno. E al nostro interno ci sentiamo frustrati perché non riusciamo a placare le esplosioni e a tranquillizzare in un tempo breve il nostro bambino, la nostra bambina.

QUALI LE CONSEGUENZE?
Molto spesso avviene che questa emozione tende ad essere bloccata ed evitata. Come? Ad esempio si tenta di distrarre il bambino, la bambina, con qualcosa di altrettanto attraente rispetto all’oggetto del desiderio, purché smetta di urlare, finendo sovente per concedere qualsiasi cosa pur di frenare pianti e capricci.
Possiamo arrivare persino a sostituirci al bambino quando non riesce a portare a termine un compito e nel disperarsi chiede il nostro aiuto.

Non ci accorgiamo, ma, pur di evitare lo stress di approcciarci con LA NOSTRA FRUSTRAZIONE E QUELLA DEL NOTRO BAMBINO, DELLA NOSTRA BAMBINA, possiamo arrivare a:

  • far vincere ogni partita quando gioca pur di non sentire le urla di disappunto che seguono la sconfitta;
  • dire di sì quando sappiamo con chiarezza che non è propriamente corretto quel comportamento che lei o lui sta agendo, o quella richiesta che sta avanzando;
  • gli compriamo tutto quello che afferra al supermercato pur di evitare gli sguardi delle persone attorno a noi che assistono a pianti, urla, o peggio;
  • gli lasciamo fare ciò che vuole nei momenti in cui non sappiamo come contenere le sue reazioni;
  • gli lasciamo in mano cellulari o tablet perché toglierli loro li trasforma in piccoli cocainomani in astinenza;
  • non riprendiamo la nostra bambina, il nostro bambino se risponde in modo poco educato ai nonni, o ad altre persone con cui hanno confidenza, soprattutto se tutte queste situazioni si verificano in mezzo ad altre persone.

    E questo elenco per citare le più gettonate.

    Accade, accade molto spesso, accade a tutti, perciò cominciamo a smettere di colpevolizzarci troppo.

    Dobbiamo ciò nonostante tenere presente che un bambino che non impara ad attraversare la frustrazione sarà un adulto fragile, con poca autostima e si aspetterà sempre che qualcosa o qualcuno, dall’esterno, dovrà intervenire per risolvere i suoi problemi.
    L’ intolleranza alla frustrazione dipende principalmente dall’incapacità di sopportare la fatica di affrontare situazioni difficili e dal bisogno di avere sempre tutto sotto controllo.
    E’ facile intuire che se non aiutiamo i nostri bambini a fare esperienza della frustrazione per accettarla e viverla di volta in volta superandola, diventeranno adulti incapaci di reggere di fronte ai problemi – più o meno grandi – che incontreranno nella vita.


Come riconoscere se tuo figlio non tollera la frustrazione

  1. Chiede che venga fatta una determinata cosa, opponendosi e arrivando a minacciare-ricattare se non la ottiene.
  2. Quando fa una richiesta e non viene immediatamente soddisfatta urla, piange e diventa aggressivo.
  3. Se non riesce a fare qualcosa tira oggetti, piangendo e urlando
  4. Rinvia un compito, di qualsiasi genere esso sia, perché pensa di non riuscirci.
  5. E’ spesso agitato, confuso, nervoso quando deve fare una cosa nuova e tende a non voler provare.

Come insegnare a tollerare la frustrazione: pillole di riflessione

  • Dare l’esempio.

    I bambini imparano per imitazione.
    Se noi verbalizziamo quello che ci accade con un linguaggio semplice e adatto all’età del nostro bambino, della nostra bambina, e mostriamo cosa significa avere pazienza, trasformare le emozioni, e trovare soluzioni alternative, il bambino avrà già un ottimo punto di partenza che lo aiuterà a fare i conti con quello che esperisce.
    Se, al contrario, ci vede sempre agitati, scocciati, nervosi, se osserva che quando qualcosa non va siamo i primi ad evitare le situazioni, non saprà fare altro che emulare i nostri comportamenti.
    Quindi la prima cosa importante da fare è accorgersi di come noi ci comportiamo davanti a nostro figlio.
    Sarà un ottimo allenamento che permetterà, prima di tutto a noi, di trovare soluzioni alternative. Staremo meglio con noi stessi e di conseguenza accoglieremo in modo diverso e più efficace quello che notoriamente viene chiamato capriccio, che è invece l’espressione del disagio di nostro figlio.

    Attenzione non solo a quello che il bambino ci vede fare, ma, anche a quello che ci sente dire, magari al telefono con un’amica, con un collega o durante una cena alla quale sono presenti altre persone.
    I bambini ascoltano anche quando sembrano distratti e se percepiscono un atteggiamento passivo-aggressivo, pessimista e poco propenso alla trasformazione positiva, impareranno che funziona così.

  • Rispettare i loro tempi senza sostituirci a loro mentre imparano a fare

    Ogni età ha le sue tappe e le sue conquiste. Se ci sostituiamo costantemente ai nostri bambini non svilupperanno la capacità di problem solving.
    Non dobbiamo far fare tutto a loro, chiaro. Dobbiamo stare accanto mentre, errore dopo errore, trovano la soluzione. Facilitandoli, guidandoli, ma, evitando di fare al loro posto quando non è necessario.
    Lo so, a volte manca il tempo, siamo sotto stress e non sappiamo come comunicare con loro, e i bambini non sono veloci come noi, e di certo, non fanno bene tanto quanto un adulto.
    Eppure se vogliamo che arrivino ad essere autonomi, i bambini devono essere messi di fronte agli errori di apprendimento, che non sono nient’altro che i tentativi per trovare la soluzione ideale.
    Solo se l’errore sarà considerato parte del processo, la frustrazione diventerà – essa stessa – parte integrante della normalità.
    In questo modo non sarà percepita più come qualcosa di catastrofico da evitare o dal quale fuggire, ma, un qualcosa che si prova, si riconosce e si supera.

  • Non demonizzare il pianto o l’espressione della frustrazione.

    Se ci arrabbiamo quando il bambino esprime la sua frustrazione non faremo altro che peggiorare le cose. Se il bambino piange c’è un motivo. Sempre. Riconoscere e accogliere quella sua emozione lo fa sentire compreso e di conseguenza pronto a trovare il modo di trasformare quello che gli sta succedendo. Se si sente accolto, si affida, ascolta e si lascia guidare.

  • Evitare di sminuire quello che prova.

    Frasi come “non è successo niente, basta che tu lo rifaccia da capo, smetti di piangere che tanto non serve a niente” sono il miglior modo per rendere il bambino ancora più frustrato.
    Se non ci sentiamo accolti la nostra frustrazione diventa rabbia, senso di impotenza e aggressività.
    Succede a noi adulti. Giusto?
    Figuriamoci cosa questo possa significare per un bambino.
    Se invece legittimiamo il pianto come via d’uscita da quello che il bambino prova, allora gli stiamo dicendo che è umano provare emozioni negative ma anche che dopo averle provate possono tornare quelle buone, soprattutto se ci spendiamo in prima persona per trovare le soluzioni.

  • Fargli fare sempre quello che vuole è un altro modo per rendere nostro figlio insicuro, frustrato e dipendente.

    Certo che al momento ci appare felice. Noi gli concediamo tutto e loro – i nostri bambini – sorridono. Ma poi cosa succede quando davvero non si può fare qualcosa? Quando qualcosa è pericoloso o quando è necessario un no? I nostri bambini non lo sapranno affrontare.
    Questo è qualcosa che non si apprende in modo naturale crescendo. Qualcuno deve dare il giusto contenimento, che è la sicurezza di poter sperimentare le emozioni in un ambiente protetto, prima che queste emergano in altri ambienti: asilo, scuola dell’infanzia, scuola, lavoro, e così via.
    Mi dispiace dare questa brutta notizia ma è l’adulto che deve dare questo contenimento.
    Far sperimentare in sicurezza è un conto, dire sì a tutto è altra cosa.

  • Consapevolezza e congruenza negli adulti che stanno intorno al bambino.

    Non è semplice: si dice che i nonni viziano, gli zii concedono, uno dei due genitori è sempre più di manica larga. Non è sempre così, ma, il punto è che ognuno ha la propria personalità, cultura di appartenenza, convinzioni e vissuto.
    Noi dobbiamo avere presente il bene di nostro figlio, per cui, è fondamentale comprendere che le figure di riferimento che si occupano del bambino per la maggior parte del tempo, devono mantenere il più possibile la stessa linea educativa.
    Questo non significa che diversità che ognuno dona al bambino debba essere azzerata. Tutt’altro: più modalità relazionali il bambino apprende più diventerà flessibile.
    L’unicità di ognuno di noi deve quindi essere preservata: i bambini imparano cose diverse da tutti, è così che riforniscono la propria cassetta degli attrezzi.
    Ciò nonostante, gli adulti di riferimento devono fare fronte comune, soprattutto quando i genitori sono separati, devono trovare il modo di essere coerenti, complici e contenere il bambino per fornirgli la sicurezza necessaria per crescere.
    Questo significa che ben vengano tutti gli insegnamenti che provengono da culture e vissuti differenti perché arricchiscono e aprono la mente, ma, non si deve dimenticare che il bambino, soprattutto quando è molto piccolo, ha bisogno di essere guidato in uno spazio sicuro, dove esistono i sì ma anche i no.

  • Prenderci cura della nostra frustrazione da adulti
    Osserviamo come noi ci confrontiamo con la nostra frustrazione e cosa di questo mostriamo a nostro figlio. Accorgerci è la parola d’ordine per occuparci di quello che proviamo. Se impariamo a confrontarci con le nostre emozioni, allora sarà più semplice diventare una guida più efficace per nostro figlio.

    Se hai difficoltà a dire i no, se non riesci ancora a gestire alcune situazioni e vorresti apprendere qualche strategia per vivere in modo più sereno e dare modo al tuo bambino o alla tua bambina di affrontare le proprie emozioni puoi contattarmi qui:
    https://www.pedagogistaonline.com/