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Genitori e Figli

Fase 2: insegnare ai bambini a convivere con il Covid


Non si tratta più di nominare il Coronavirus tra le mura domestiche: i bambini adesso devono imparare a conviverci davvero. E non solo, come ora, accompagnati con la salda mano di un genitore a fare una passeggiata in sicurezza. Dovranno essere capaci di tutelarsi a scuola.
E’ tempo di chiedersi come possiamo fare a preparare i nostri bambini al reinserimento scolastico e alla vita di tutti i giorni.
Ci sembra forse lontano Settembre con la tanto auspicata da molti, riapertura delle scuole, e forse, il desiderio legittimo è che per allora sarà tutto finito ma sappiamo che non sarà esattamente così. Apprendiamo giorno per giorno le ipotesi relative alle modalità con cui i bambini devono e dovranno confrontarsi per proteggere se stessi e gli altri dal Coronavirus. Dobbiamo organizzarci e prepararli alla nuova fase.

Elemental School in Taipei, Taiwan, 03 March 2020

Al di là che in Italia si scelga o meno la strategia di Taiwan, cosa avete pensato guardando questa immagine? Riescono i nostri bambini ad essere tanto composti e rispettosi del distanziamento sociale e dell’uso delle mascherine senza i genitori accanto a ripeterglielo continuamente? Possiamo forse lasciare tutta la responsabilità a insegnanti ed educatori? Come, da genitori, possiamo educarli al “proteggersi dal rischio“?

I nostri bambini e gli adolescenti, con la fase 2, stanno iniziando ad uscire dopo mesi di protezione domestica, ed è ora di pensare concretamente al reinserimento che verrà quando non ci saremo noi a prendere la loro mano e a tenerli distanti dalle altre persone. Non ci sarà un adulto per ogni bambino. I bambini dovranno essere parte attiva del processo.
Nella teoria, e al sicuro nelle nostre case, i bambini si stanno adattando nel migliore dei modi, ognuno secondo la situazione che sta vivendo. Mi piace sempre ricordare, anche all’interno di una riflessione che generalizza con lo scopo di riflettere, che ognuno vive una realtà a sé e che sono ben diverse le condizioni di un bambino rispetto ad un altro a seconda della realtà familiare. Adesso devono imparare ad adattarsi alle nuove condizioni esterne.

In questa pandemia i ruoli educativi hanno subito un cambiamento repentino con la chiusura forzata delle scuole: i genitori hanno dovuto assumere le redini a 360 gradi dell’educazione dei propri figli, dovendo occuparsi anche di tutti gli aspetti di sostegno alla formazione didattica, e molti lo stanno facendo destreggiandosi tra lavoro e crisi. Questo adesso non può bastare. Dobbiamo adottare metodi educativi efficaci se vogliamo che i nostri bambini possano affrontare quello che il Covid 19 ha scatenato.

Diversi professionisti hanno parlato di bambini traumatizzati dal Covid, di bambini dimenticati.

I nostri bambini sono davvero così fragili o questo comune pensiero rischia di relegarli in un ruolo che non permetterà loro di proteggersi una volta usciti dalle mura domestiche?

Ci dimentichiamo spesso che i bambini sono abituati per natura ad adattarsi in modo flessibile alle situazioni e che mantengono e implementano una creatività tale da fornire loro strategie che noi adulti spesso e volentieri non attiviamo. I bambini vivono nel presente e se accompagnati con consapevolezza vivono senza traumi situazioni che spesso gli adulti vivono con forte ansietà.

Le tendenze educative degli ultimi decenni, seppur con la volontà di sviluppare la vena creativa e la libertà espressiva dei più piccoli, hanno gradualmente assopito la loro capacità di essere autonomi ma soprattutto di sviluppare un proprio senso di autoefficacia e consapevolezza consoni alle varie età. Questo deve tornare ad essere un obiettivo primario per tutte le fonti educative. L’affetto è condizione basilare nel processo di crescita del bambino tanto quanto un ambiente motivante che accompagni a sperimentarsi in sicurezza. Questo macro binomio fa sì che il bambino maturi e sia responsabile all’interno e anche all’esterno.
Un bambino che si sente capace di agire attiva comportamenti adeguati alla situazione e sviluppa capacità di problem solving con facilità.
Diversamente un bambino al quale l’adulto si sostituisce continuamente, seppur con l’idea di proteggerlo, è un bambino insicuro e nell’insicurezza è maggiormente alto il rischio di non rispondere in modo adeguato ai pericoli.
Il Covid è un pericolo ma non è il solo. La riflessione da cui si parte deve essere utile a ripensare un’educazione che metta il bambino al centro del suo processo di crescita nel senso pedagogico del termine. Perchè educare significa questo: educere “tirare fuori“. Agli educatori che leggono scapperà un sorriso a ritrovare scritta questa frase da primo anno di università, eppure è da qui che dovrebbe partire tutto: tirare fuori le risorse dei nostri bambini così che possano stare-nel-mondo capaci e consapevoli del come proteggersi, secondo le indicazioni e la guida degli adulti. E ricordiamoci che bambini consapevoli diventeranno adolescenti maggiormente responsabili e adulti flessibili. Questo è l’obiettivo.

Come possiamo “tirare fuori” le capacità dei nostri bambini?

Molto spesso, ammettiamolo, tendiamo a proteggerli facendo noi al posto loro perchè vorremmo evitare pene e fatiche, o semplicemente pensiamo il nostro comportamento come una coccola, o ancora “perchè è più facile così”, e non in ultimo, per senso di colpa.
Ma è davvero così che possiamo proteggere? Oppure fornire loro una cassetta degli attrezzi bella piena e la facoltà di scegliere e sperimentare quali usare è un’opzione possibile? Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci insegni ad utilizzare gli attrezzi che non conosciamo. La differenza la fa “il come”.
Cosa ci ha aiutato maggiormente come adulti nell’imparare ad esempio il nostro mestiere? Allenarci ad usare quegli strumenti. Nulla più dell’allenamento ci permette di diventare eccellenti in ciò che facciamo. Se i nostri maestri si fossero sostituiti a noi come potremmo oggi destreggiarci nella nostra professione? Lo stesso vale per tutto il ventaglio di competenze pratiche, emotive e psicologiche del bambino. E se, quindi, non è utile fare i compiti al posto dei nostri figli, non possiamo nemmeno sostituirci a loro quando provano rabbia, frustrazione, tristezza concedendogli subito qualcosa per far sparire queste emozioni creando un diversivo.

I bambini devono potersi sperimentare in tutto, dal pratico all’emotivo: solo così sapranno affrontare l’evento quando si presenterà nuovamente. E sapranno farlo sempre meglio, arricchendo loro stessi la cassetta degli attrezzi che gli abbiamo fornito.
Dobbiamo fortificarli e allenarli al rispetto delle regole.
E, attenzione, non può più essere un “no” che si trasforma in un “sì” perchè, ammettiamolo: a volte siamo esasperati e non sempre tenere il no ci risulta facile. Alle volte concediamo dopo aver espresso un divieto perchè non riusciamo a gestire la rabbia e il pianto o i capricci di nostro figlio. Purtroppo così facendo insegniamo al bambino che può trasgredire in qualche modo e diamo lui la libertà di opporsi con forza anche di fronte a contenimenti giusti e sensati. “Ma sì è piccolo, ma sì dai comunque all’inizio gli ho detto di no, il mio dovere l’ho fatto, ma sì la vita è dura, avrà tempo per imparare.”Vero?

Non è più possibile ragionare secondo questi schemi. I bambini hanno bisogno di contenimento e regole di senso per poter capire fino a dove possono spingersi. Con il Covid non si scherza. Non è una partita di playstation dove tutto è finto, seppur dannoso a lungo termine. E non occorre certo un clima dittatoriale. Ci sono altre opzioni.
Ci serve un punto da cui partire.

In che modo posso cambiare il mio comportamento per insegnare a mio figlio ad essere in grado di cavarsela e sviluppare fiducia in se stesso?

Immaginiamo che adolescente o adulto vorremmo che fosse nostro figlia/o. E non sto parlando di che lavoro vorremmo facesse da grande. A quello ci penserà da solo. Parlo di quali qualità morali, psicologiche, strategie, capacità avrà bisogno nostra/o figlio per affrontare adolescenza ed età adulta.


Dobbiamo partire da noi, pensare ai nostri atteggiamenti e chiederci cosa potremo fare di diverso rispetto a quello che facciamo per fargli sviluppare quelle qualità. Prendiamoci, da adulti, la responsabilità di essere responsabili di un cambiamento possibile. Iniziamo con l’osservarci e a immaginarci attivare nuovi comportamenti che stimolino le capacità del bambino. Lasciamo fare qualcosa in più ai nostri figli. Diamogli dei compiti davvero consoni alla loro età, non inferiori, osserviamoli allenarsi nella quotidianità. Sosteniamoli nell’errore ma mai sostituendoci loro nella ripetizione del compito.
Se mescolano male l’impasto della torta, evitiamo di prendete loro dalle mani il cucchiaio per rifare ciò che hanno iniziato: è disconfermante. Se al lavoro qualcuno senza dirci nulla si sedesse al nostro posto a fare quello che stavamo facendo, come ci sentiremmo? I bambini penseranno di non essere stati capaci e, se useremo in tutto quello che fanno questa modalità, a lungo andare, penseranno di non essere all’altezza, che ci sarà sempre qualcuno che farà le cose al posto loro, che non serve impegnarsi, e soprattutto che non serve ascoltare, “tanto poi lo fa al posto mio qualcun altro”.
Attenzione! E se non serve ascoltare, come facciamo poi a pretendere che accettino i no, le regole e le indicazioni di sicurezza?
Come posso pretendere poi che mio figlia/o indossi la mascherina se io non sono lì a infilargliela o che si ricordi da solo che deve tenere le distanze, o ancora, che sia così consapevole da far notare a chi non segue le regole che sta sbagliando?

Sull’esempio della torta, immaginate questo: “Hai fatto un buon lavoro, adesso osservami mentre ti insegno un altro trucco per migliorare ancora”. Prendete un altro cucchiaio e un’altra ciotola e “fate finta” mostrando il corretto metodo. I bambini adorano “fare finta”, sono degli esperti. Osserveranno e replicheranno.

Quante altre di queste situazioni avete sperimentato sostituendovi? Allora iniziate ad osservarvi e a cambiare i vostri atteggiamenti, sarà sorprendente vedere gli effetti! E sperimentando questo noteremo cosa, di pari passo, cambia nei comportamenti dei nostri bambini.

Secondo voi, bambini entusiasti di imparare a sentirsi efficaci, riconoscendo di capaci, quanto tempo impiegherebbero a comprendere il concetto di distanziamento sociale e di necessità di utilizzo delle mascherine?

Poco, davvero poco. Serve una preparazione a monte che servirà ben oltre il Covid 19! Cambiare il mio comportamento scaturisce risposte nuove nel mio interlocutore. Qualcosa su cui riflettere fortemente. Vi assicuro che cambiare il nostro atteggiamento scaturisce scoperte che meravigliano. Meravigliano adulti e bambini. Iniziamo a fare questo. Cominciamo da qui!