Categorie
Genitori e Figli

Figli e capricci: come comunicare con loro quando siamo sotto stress

Chi non ha mai avuto a che fare con i capricci dei propri figli? Quante volte abbiamo pensato di aver fatto tutto il possibile senza riuscire a farli smettere di piangere? Con le buone, con le cattive, non funziona nulla! Ho ascoltato tante mamme esauste: “E’ ostinato, non ascolta, vuole comandare lui, se non faccio quello che dice si butta per terra”. Sembra che non ci sia via d’uscita.
Eppure il modo di comunicare efficacemente con i propri figli esiste. Intanto è utile premettere che non tutte le espressioni del bambino sono capricci. “Capriccio” accomuna e generalizza erroneamente molte espressioni emotive e rischia di relegare bambini che non hanno ancora appreso come confrontarsi con la frustrazione, la rabbia, la paura e la tristezza, nella pericolosa gabbia del “bambino cattivo che non ascolta“.
Non esiste un cattivo bambino. I bambini ci comunicano con l’oppositività, le grida, il pianto, il rifiuto di collaborare, qualcosa che non hanno imparato a tradurre in altro modo. Inoltre manifestano queste espressioni quando l’adulto fatica a creare un ambiente che risponda ai suoi reali bisogni: fiducia, contenimento, certezza e prevedibilità.
Il compito di aiutare i bambini a dare un nome alle emozioni e a canalizzarle nel modo più adattivo possibile spetta all’adulto. Per farlo è opportuno comprendere qualche dinamica comunicativa a apportare delle modifiche alla propria.

Intanto pensiamo a noi. Quante volte siamo stanchi, nervosi, sovraccaricati dallo stress e tornando a casa dopo una giornata intensa, ci capita di rispondere male e in modo ripetutamente provocatorio alla nostra compagna/o senza un motivo vero e proprio. Eppure siamo adulti e non siamo in grado di staccarci nell’immediato dal carico emotivo della giornata per instaurare una rilassata comunicazione con il nostro partner.

Come possiamo pretendere da un bambino che metta da parte frustrazione e rabbia (senza che abbia appreso come farlo) per risponderci nel modo che ci aspettiamo?


Immaginiamo questo scenario: il papà torna a casa dal lavoro e il bambino vuole insistentemente giocare ma lui è (legittimamente) stanco ed il frastuono lo infastidisce. Fronte corrugata, postura rigida, voce grave: “Non urlare! Vai a giocare di là che sono appena tornato e non voglio sentire questo caos!”.
Nella migliore delle ipotesi, che espressione del viso potrà avere questo bambino, dopo aver visto e ascoltato questo?
Potrà anche eseguire il comando come risposta estemporanea ma quali comportamenti a catena osserveremo poi?
Le mamme avranno anche già immaginato la discussione col partner visualizzando questa scena. Sentite lo stress e la frustrazione, vero?
I bambini hanno orecchie allenatissime, ricordatevelo sempre.

Vi capita dopo una simile occasione che a cena vostro figlio rifiuti il cibo, si lamenti, pianga, voglia scendere dalla sedia in continuazione, litighi con i fratelli, giochi col cibo? Faccia i capricci, insomma?

Si tratta di un bambino che non ascolta o forse è un bambino che non è stato ascoltato e accolto nei suoi bisogni?

Come ascoltare il bambino quando siamo sotto stress

Proseguiamo con il semplice esempio del rientro a casa, adesso mi rivolgo alle mamme: intanto ricordiamoci che nostro figlio aspetta il ritorno a casa di mamma e papà con entusiasmo e carico di emozione. Sicuramente questo lo rende più “chiassoso” e bisogna dunque trovare una modalità comunicativa adatta a lui ma che abbia un ritorno positivo su tutta la famiglia.
Se il nostro solito modo di comunicare ha portato sempre alla stessa risposta e anzi, ogni sera i capricci aumentano, allora dobbiamo cambiare le nostre modalità di interagire. Porci delle domande è sempre un ottimo modo di iniziare a trovare nuove soluzioni possibili.

Cosa ancora non ho fatto che può aiutarmi a creare un clima dove mio figlio possa ascoltarmi?

Come cambiare il nostro stato interno: abbassare lo stress per rispondere in modo efficace al bambino.


Immaginiamoci così: prima di entrare in casa diciamocelo che abbiamo avuto una giornata pesante e che vorremmo solo silenzio, infilarci sotto la doccia o sdraiarci sul divano per staccare la spina. Ce lo meriteremmo proprio. Subito dopo diciamoci anche questo: mio figlio mi aspetta. Chissà cos’ha fatto di bello oggi.
Immaginiamo un momento in cui siamo stati davvero bene con nostro figlio. Non occorre andare tanto indietro perchè l’immagine ci appaia velocemente, vero? Come ci sentiamo a quel pensiero? Fatelo! Il vostro stato interno avrà subito un miglioramento positivo che vi permetterà di agire in modo differente rispetto al solito. Alla stanchezza e al desiderio di silenzio, si sostituiranno desiderio di affetto e di condivisione. Non sto dicendo che scompare la fatica ma cambia fortemente il nostro atteggiamento senza dovercelo imporre.
“Sono tornata!” Abbracciatevi. Non chiedetelo al bambino, datelo. Concentratevi sull’abbraccio e godetevelo. Parte del carico giornaliero ancora incombente si scioglierà vivendo questo momento nella piena presenza di quel che accade.
“La mamma è un po’ stanca ma sa che hai voglia di giocare, vero? Allora facciamo così, dammi 10 minuti perché ho bisogno di ricaricarmi un momento: mi cambio e poi ci prendiamo un momento per stare insieme. Sei d’accordo? Intanto che la mamma si cambia e prende un attimo per sé, tu pensa a quale gioco vuoi fare e prepara. Ricordati: prima di cena si gioca 15 minuti e poi tutti insieme prepariamo la tavola.

Che ne dite? Che espressione ha questo bambino in volto nella vostra immagine? Sì, sono sicura che è un bambino euforico ma collaborativo. E la vostra espressione? Ancora appesantita? Non credo.


In questo modo avremo:

  • preso consapevolezza di noi stessi e mutato attivamente il nostro stato interno: con l’allenamento sarà sempre più facile e avremo benefici personali sorprendenti.
  • comunicato la stanchezza e la necessità che una mamma debba prendersi del tempo per sé nella modalità più efficace,
  • suggerito come impiegare quel tempo per avere davvero tempo per sé, senza rifiutare il bambino, anzi, accogliendolo e mostrandogli ascolto.
  • Avremo inoltre anticipato una regola sul tempo. I bambini devono sapere quanto durerà un’attività e cosa succederà poi per poter evitare, ad esempio, il tira e molla del mettere via il gioco per passare ad altro.
Con uno stato interno positivo possiamo cambiare il nostro modo di comunicare e otteniamo risposte differenti e desiderate


Il semplice esempio citato è l’esempio di un micro momento, chiaramente ci sono situazioni e situazioni che andrebbero sviscerate ma quello che è utile è comprendere che esistono modalità comunicative che cambiano le sorti di un’intera serata e che permettono a noi di abbassare la soglia di stress e di permettere al bambino di aver soddisfatti i suoi bisogni reali.
Un bambino ascoltato, accolto e contenuto, sviluppa autostima. Un bambino al quale insegneremo modalità alternative per riconoscere i propri stati d’animo sarà un bambino capace di affrontarli e di diventare esperto nel dare risposte adattive ed efficaci provando buone emozioni.

Attenzione: quando parlo di rispondere al bisogno di essere ascoltato e accolto non sto parlando, ovviamente, di concedere al bambino tutto quello che chiede. Il ruolo del genitore è anzi, proprio quello di porre dei limiti affinché il bambino, dentro a confini sicuri, sviluppi certezza e sicurezza che abbassano la frustrazione, e di conseguenza, quello che noi generalizzando chiamiamo capriccio.

E non in ultimo ricordiamo che un bambino educato alle emozioni, alla comunicazione e all’espressione dei propri stati d’animo diventerà un adolescente maggiormente capace di comunicare e aprisi con i genitori pur mantenendo la giusta privacy che richiede questa età.